venerdì 21 settembre 2012

Curiosity ad un passo dal suo primo obiettivo

Non più di 2,5 i metri che separano il rover della Nasa Curiosity dal suo primo bersaglio sulla superficie del pianeta rosso. Si tratta di una roccia, grande quanto un pallone da calcio e su di essa verrà condotto il primo test del trapano montato sul braccio del robot-laboratorio.
La roccia si trova a metà strada tra il sito dell'atterraggio di Curiosity, avvenuto il 6 agosto scorso, e il luogo verso il quale il rover è diretto. Si chiama Glenelg il luogo obiettivo degli spostamenti del laboratorio ed è lì che, per la prima volta, il braccio robotico verrà utilizzato per la prima volta. "Questo robot è stato costruito per vagare e il team sta procedendo ad un buon ritmo di marcia giorno dopo giorno quando questa è la priorità", dichiara Richard Cook, il manager del Mars Science Laboratory Project del Jet Propulsion Laboratory della Nasa di Pasadena, in California.
Nei prossimi giorni, gli scienziati che seguono le prodezze del rover prevedono di toccare la roccia con uno spettrometro, mentre spetterà alla fotocamera di bordo scattare le prime immagini. Entrambi gli strumenti saranno d'aiuto agli esperti nel determinare la composizione della roccia.
La roccia, ad ogni buon conto, ha già un nome. Si chiama Jake Matijevic in onore dell'ingegnere dell'agenzia spaziale americana scomparso il mese scorso, a capo delle operazioni di superficie del Mars Science Laboratory. Per raggiungerla, raccontano gli scienziati, Curiosity ha viaggiato per ben sei giorni ad una distanza di percorrenza tra i 22 e i 37 metri. Una volta giunto in prossimità, saranno i ricercatori a decidere su quale roccia puntare il trapano del MSLab. Solamente in seguito, ossia in laboratorio, si analizzeranno i campioni polverizzati di roccia.
La scelta su Glenelg non è stata casuale. Su questa zona, infatti, si intersecano tre tipi di terreno. Tonalità chiare, scure e numerosi crateri fanno da cornice a questo luogo rispetto a quelli incontrati durante il tragitto. In particolare, l'interesse si concentra sul terreno dalle tonalità più chiare poiché, trattenendo il calore delle ore diurne, suggerisce una composizione insolita.
L'occhio indiscreto degli scienziati è la MastCamera montata sul rover. È attraverso di essa che è possibile perlustrare la superficie marziana. Sono ormai note le immagini che giungono dal pianeta grazie a questo tecnologico strumento. Ma non solo. Proprio di recente, MastCam è stata addirittura puntata verso l'alto. Bella mostra di sé hanno fatto le due lune di Marte, Phobos e Deimos, mentre incontravano il Sole. Di interesse scientifico è lo studio delle variazioni delle orbite dei due satelliti marziani. 
Fonte NXTME

giovedì 20 settembre 2012

L'ultimo viaggio dello shuttle Endeavour

Lo Space Shuttle Endeavour è partito. Ha lasciato ieri Cape Canaveral per il suo viaggio alla volta della nuova casa che lo ospiterà non prima di ottobre, il California Science Center di Los Angeles. L'esposizione, infatti, è prevista dal 30 del mese.
Come ogni “ultimo” viaggio delle celebri navicelle a cui abbiamo avuto modo di assistere negli ultimi tempi, anche Endeavour è stato fissato sulla parte superiore della carlinga dello della Shuttle Carrier Aircraft, un boeing 747 della Nasa modificato appositamente. Il decollo è stato fissato per le prime ore del mattino ed è atterrato alcune ore dopo a Houston, nei pressi del Johnson Space Center, la prima tappa verso la sua meta californiana. L'arrivo è previsto per venerdì mattina.
Sebbene questa partenza sia stata contrassegnata dalla presenza quasi fissa della pioggia, alla quale sono stati dovuti i frequenti rinvii, centinaia di persone hanno assistito all'evento. E, sempre nella mattinata di venerdì, è prevista l'ultima tappa fino all'aeroporto di Los Angeles. Nel corso di questo viaggio, l'Endeavour sorvolerà alcune zone dell'ovest americano a bassa quota, circa 500 metri di altezza.
Per il momento, lo shuttle è ospite al Biggs Army Airfield di El Paso, in Texas, per fare rifornimento. Poi sarà il momento di avviarsi verso la Edwards Air Force Base della California. Anche in questo caso sono previsti dei voli a bassa quota, fra Sacramento e San Francisco, dove sicuramente ad attenderlo ci saranno centinaia di appassionati ad attenderlo pronti a scattare la foto migliore.
Tuttavia, questo ultimo viaggio della navetta, è stato caratterizzato da non poche polemiche. Ne sanno qualcosa gli abitanti di Inglewood, una cittadina della contea di Los Angeles, dove si è dovuto abbattere qualcosa come 400 alberi, fra pini, ficus ed altra vegetazione, per far posto al passaggio di Endeavour, la cui apertura alare e la sua altezza equivalgono alle dimensioni di un palazzo di cinque piani.
Alcune cifre su Endeavur. 25 le missioni prima del definitivo ritiro. Decollato per la prima volta il 26 aprile del 1986, ha percorso nell'intero arco della sua carriera 197 milioni di chilometri nello spazio e compiuto 4.700 orbite intorno alla Terra
 Fonte NXME

mercoledì 19 settembre 2012

La sonda Juno completa la seconda fase della missione

La missione Juno è giunta già alla sua seconda fase. La sonda della Nasa ha completato con successo la manovra di avvicinamento all'orbita della Terra, da cui spiccherà il grande salto per raggiungere Giove. Ma questo non accadrà prima del 2016.
Quattro anni per arrivare fino al gigante del nostro sistema solare, dove Juno dovrebbe sbarcare il 4 luglio del 2016. Intanto, lo scorso 14 settembre alle 00.30 ora italiana è stato acceso il suo motore principale, Leros 1-b mentre la sonda si trovava a più di 480 milioni di distanza dalla Terra.
Come spiga l'Istituto Nazionale di Astrofisica, l'accensione si è conclusa alle quattro del pomeriggio, ora del Pacifico, cambiando la velocità della sonda a circa 388 metri al secondo con un consumo di circa 376 Kg di carburante.
Si tratta della seconda manovra spaziale, la DSM-2 (Deep Space Manouvre 2), compiuta da Juno nel giro di poche settimane per raddrizzare la sua traiettoria per avvicinarsi alla Terra. Il 9 ottobre del prossimo anno, infatti, la sonda si troverà nella posizione ottimale per sfruttare l'effetto gravitazionale terrestre, che la spingerà a gran velocità verso Giove.
La prima manovra, DSM-1, si è conclusa con successo lo scorso 30 agosto. "Questi successi ci spingeranno ad essere ancora più pronti per la missione più critica: l’accensione del motore principale dello Jupiter Orbit Insertion che avverrà a luglio 2016" ha spiegato il Project Manager del progetto Juno, Rick Nybakken del JPL della Nasa, in California.
La sonda Juno è stata lanciata il 5 agosto 2011. Una volta in orbita farà il giro attorno a Giove per 33 volte da un polo all’altro. Ma sarà piuttosto complesso l'ingresso nell'orbita del pianeta. Dopo avere effettuato le manovre di avvicinamento, la sonda ruoterà attorno all'orbita polare di Giove fino a raggiungere i 4500 chilometri di distanza dalle spesse nubi che lo avvolgono. 
Fonte:NXME

lunedì 17 settembre 2012

Space Shuttle Endeavour preparativi per il volo Finale

I Manager hanno rimandato il Volo di Trasferimento a Mercoledi 19 Settembre. Il fronte di bassa pressione nel Nord del Golfo del Messico sta generando temporali lungo la traiettoria di volo prevista. I gestori terranno un altro briefing meteo alle ore 11 EDT di Martedi 18.
Fonte: Nasa 
Articolo tradotto 

Rientrati questa mattina gli astronauti a bordo della ISS

Sono rientrati questa notte alle 4.52 ora italiana (alle 6:52 ora di Mosca) tre dei sei astronauti a bordo della Stazione Spaziale Internazionale: il cosmonauta Gennady Padalka e gli ingegneri di volo Sergei Revin (Roscosmos) e Joe Acaba (Nasa).
I due cosmonauti russi e l'astronauta americano hanno trascorso circa 125 giorni in orbita. Partiti lo scorso 15 maggio a bordo della navicella Soyuz TMA-04M dal cosmodromo di Baikonur, in Kazakistan, hanno fatto rientro regolarmente ponendo fine alla Expedition 32. I medici e gli esperti che li hanno assistiti al loro rientro hanno confermato il buono stato di salute dei tre astronauti. Per Padalka questo volo spaziale è stato il quarto, per Acaba il secondo e per Sergei Revin il primo.
La Soyuz ha spento i motori orbitali, poi il modulo di discesa è entrato nell'atmosfera, aprendo i suoi paracadute, fino allo spegnimento dei motori di atterraggio a pochi metri dal suolo per ammorbidire l'impatto.
Adesso, a bordo della Iss rimangono i membri della Expedition 33, l'americana Suni Williams, il giapponese Aki Hoshide ed il russo Yuri Malenchenko, che saranno affiancati da un nuovo equipaggio il 17 ottobre prossimo e che dovrebbero rientrare sulla Terra il 12 novembre.
Nel pomeriggio di sabato, c'è stato il passaggio di consegne tra Padalka e la Williams. Quest'ultima, alla sua seconda missione nello spazio, ha raggiunto un record: è la donna che ha all’attivo più ore di spacewalk nella storia delle missioni spaziali, superando Peggy Whitson. Quest’ultima infatti aveva volteggiato al di fuori dalla Stazione per 39 ore e 46 minuti nel corso di sei passeggiate spaziali, mentre la Williams ne ha condotte sei per un totale di 44 ore e 2 minuti. 
FONTE: NXME

martedì 14 agosto 2012

L'APOCALISSE arrivera' tra 16,7 miliardi di anni

La 'fine' dell'Universo avverrà tra 16,7 miliardi di anni e quella della Terra solo 16 minuti prima. E' questo il risultato dei calcoli elaborati dai fisici teorici dell'Accademia cinese delle scienze e pubblicati sulla rivista Science China. Secondo gli scienziati si tratterà di un lento, graduale e inesorabile 'strappo' provocato dall'energia oscura, ossia la forma ancora misteriosa di energia che costituisce il motore dell'espansione dell'universo e che lo occupa per il 70%. L'energia oscura porterà l'Universo ad espandersi fino a provocare 'strappi' che lo ridurranno in brandelli. Lo studio ha stimato i tempi di una delle più importanti ipotesi sul destino finale dell'Universo proposta nel 2003, la teoria del 'Big Rip' o grande strappo. Secondo la 'cronologia' del fenomeno dovuto all'espansione accelerata dell'Universo, a sua volta causata dalla presenza dell'energia oscura, lo smembramento della Via Lattea avverrà 32,9 milioni di anni prima della 'fine', e la dissoluzione del nostro pianeta appena 16 minuti prima della morte dell'Universo.
Fonte Ansa

venerdì 26 agosto 2011

Il risveglio del mostro stellare

Un intenso brillamento nella volta stellare. Non è certo un fenomeno inusuale per gli astronomi, abituati a riconoscere eventi catastrofici come l'esplosione di una supernova. Ma una sorgente di raggi X energetica come quella osservata a partire da marzo nel cielo dell'emisfero settentrionale – e da allora seguita costantemente da gruppi di ricerca in tutto il mondo – è uno spettacolo che non si vede spesso. Tanto che gli astrofisici che l'hanno osservata hanno impiegato più di un mese a capire quale fosse l'origine di questo evento: si tratterebbe della radiazione emessa da un buco nero che ha cominciato a mangiare una stella vicina. L’evento, che ha una durata molto lunga, non è insolito nell'universo, ma il suo momento iniziale non era mai stato osservato prima.Alla sorgente è stato dato un nome molto difficile da ricordare - Swift J164449.3 + 573451 - che richiama quello del primo satellite che l’ha avvistata, lo Swift della Nasa (vedi Galileo, "E il buco nero mangiò la stella"). Sono poi stati due i gruppi di ricerca che hanno seguito la sua evoluzione, uno che fa capo all'Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics, l'altro è presso il Dipartimento di Astronomia e Astrofisica della Pennsylvania State University. Ma i ricercatori che ne fanno parte vengono da centri di studio di tutto il mondo, compresi gli italiani dell'Istituto Nazionale di Astrofisica e dell'Asi Science Data Center di Frascati.I buchi neri supermassivi – che possono avere dimensioni di milioni o addirittura miliardi di volte più grandi di quelle del Sole – sono oggetti dal campo gravitazionale molto forte e che cambia rapidamente man mano che ci si allontana da essi. Questi esercitano sulle stelle che hanno intorno una forza intensa, che però risulta molto più violenta sulla faccia del corpo celeste rivolta verso di essi, che non su quella opposta: se una stella è particolarmente vicina al buco nero, la differenza di forza applicata a un lato rispetto all'altro è talmente acuta da distruggerla. I suoi detriti (poiché formati da materiale stellare che possiede un momento angolare troppo grande, dovuto alla elevata velocità di rotazione del corpo celeste precedente alla sua disgregazione), invece di collassare direttamente nel buco nero, cominciano a girare intorno ad esso. Si crea il cosiddetto disco di accrescimento: i residui della stella si dispongono lungo un anello ed entrano solo pian piano all'interno della sorgente del campo gravitazionale, generando grandi getti di energia e di radiazione elettromagnetica in direzione esattamente perpendicolare al disco stesso. Questi fenomeni sono detti jet relativistici, poiché le particelle emesse viaggiano ad una velocità prossima a quella della luce. È proprio questo che gli astronomi suppongono di aver visto in Swift J164449.3 + 573451.I ricercatori hanno infatti osservato tutte le emissioni della sorgente: da quelle nello spettro dei raggi gamma a quelle nelle onde radio, passando per quelle a raggi X, nell'ultravioletto, nello spettro della luce visibile e nell'infrarosso. La quantità di radiazione elettromagnetica registrata è molto più alta di quella attesa per un evento come questo: ciò succede perché, per un caso fortuito, il getto si sta espandendo proprio nella nostra direzione. L'effetto è simile a quello che si ottiene osservando un laser: guardando la luce di lato, questa sembra molto meno intensa di quella che percepiamo quando ci viene puntato addosso.Lo studio di oggetti come questa sorgente può essere utile per vari motivi. In primo luogo possono dare informazioni sulle condizioni del centro della galassia, nel quale di solito si trovano i buchi neri più massicci. Inoltre, possono aiutare gli astronomi a conoscere meglio i processi che hanno luogo all'interno delle sorgenti di campi gravitazionali così intensi. “In più – ha detto Davide Lazzati, ricercatore al dipartimento di Fisica della North Carolina State University – studiare le fasi di sviluppo iniziali dei jet relativistici può darci ulteriori dati sul processo stesso di formazione dei getti, che conosciamo molto poco. Forse riusciremo a capire come il materiale espulso interagisce con la materia interstellare circostante, e come si apre un varco all'interno di essa”.

Massive Diamond Planet Orbits Neutron Star, Astronomers Find

Quel pianeta è un diamante

“Lucy in the sky with diamonds” cantavano i Beatles più di quarant’anni fa e, forse, pur nella loro fantasia visionaria, non si sarebbero mai aspettati che lassù i diamanti ci fossero davvero. O almeno qualcosa di molto simile a essi. Gli astronomi della Swinburne University of Technology di Melbourne (Australia) hanno infatti individuato un pianeta le cui caratteristiche lasciano supporre che sia composto per lo più da ossigeno e carbonio allo stato cristallino. Ovvero: diamante.
La scoperta è avvenuta quasi per caso mentre i ricercatori, armati di radiotelescopi, scrutavano la Via Lattea a caccia di pulsar (stelle rotanti di enorme massa ma dal diametro di pochi chilometri, che emettono fasci di onde radio in corrispondenza dei poli). Durante l’osservazione, il team di astronomi ne ha notata una “diversa” dalle altre, nella costellazione del Serpente, a 4 mila anni luce dalla Terra: è la PSR J1719-1438, il cui fascio di onde radio viene alterato dal campo gravitazionale di un pianeta compagno: il "grande diamante". La scoperta di questo pianeta è stata riportata oggi su Science, in uno studio cui hanno partecipato diversi enti di ricerca, tra cui l’Osservatorio Astronomico di Cagliari dell’Inaf.
Come spiegano gli scienziati, si tratta di un sistema binario, e i dati rilevati dalle onde radio forniscono molte informazioni che permettono di ricostruire la storia della sua formazione. Il periodo orbitale del pianeta intorno alla pulsar è di appena un’ora e dieci minuti, il diametro dei due oggetti celesti è di 60 mila chilometri per il pianeta, e di 20 chilometri per la stella, la loro massa è in entrambi i casi decisamente elevata a dispetto delle loro piccole dimensioni, la loro distanza tra i due è di 600 mila chilometri e, infine, l’altissima velocità di rotazione della pulsar è di 173 giri al secondo.
Tutte queste caratteristiche farebbero pensare che il pianeta in questione fosse in origine una stella massiva. Stella che, trasferendo materia alla sua compagna e facendola ruotare più velocemente su se stessa, l’avrebbe trasformata in una millisecond pulsar ad alta velocità, declassando invece se stessa al rango di nana bianca (le più comuni sono proprio al carbonio-ossigeno). Col tempo, poi, la nana bianca avrebbe perso anche i suoi strati più esterni e leggeri, “trasformandosi” in un piccolo pianeta.
Quel poco che rimane oggi della sua massa originale - l’elevata densità rilevata e la sua composizione chimica - fanno pensare che possa essere costituito dalla preziosa pietra. Fino ad oggi si sono scoperti in tutto tre corpi celesti con queste caratteristiche (il primo è stato chiamato proprio Lucy). In effetti, la loro formazione si deve a condizioni straordinarie. La rarità delle millisecond pulsar con un pianeta massivo compagno indica che la produzione di questi pianeti esotici sia un’eccezione e non la regola.
SOPRA TROVATE IL VIDEO 

mercoledì 24 agosto 2011

Fallito lancio Progress


Il quarantaquattresimo lancio della capsula automatica Progress, è oggi fallito causando la distruzione del veicolo e di tutto il contenuto.
Dopo quarantatrè missioni perfettamente riuscite, è successo quello che nessuno si aspettava, e cioè un problema di approvvigionamento per la ISS. Bentinteso, non siamo in alcuna situazione critica, dato che nella serie di spedizioni dei rifornimenti verso la Stazione è comunque prevista la possibilità di un mancato arrivo, ma diciamo che gli astronauti si sono giocati il jolly...
Il lancio sembrava rientrare nella solita routine dei decolli di vettori Soyuz da Baikonur, ma all’avvio del secondo stadio, accensione che doveva durare per quattro minuti, è giunto al controllo dei motori il comando anticipato di spegnimento. Dato che il veicolo non aveva ancora raggiunto un’orbita stabile si è verificata una rovinosa caduta verso terra e uno schianto in territorio russo. Pare che i detriti siano caduti nel Distretto Choysky della Repubblica russa di Altai, al confine con Mongolia e Cina; la detonazione all’impatto è stata talmente potente da infrangere i vetri delle abitazioni a chilometri di distanza! Fortunatamente nessuno è stato colpito o ferito dai detriti.A bordo erano presenti circa tre tonnellate di rifornimenti così suddivisi:
- 1260 kg di rifornimenti “secchi” (cibo, vestiti, attrezzature, ricambi)
- 930 kg di propellenti
- 420 kg di acqua
- 50 kg di ossigeno e aria
La Progress M-12M è partita alle 1300 UTC e il suo volo è durato meno dei nove minuti necessari per raggiungere l’orbita. I contatti dal centro controllo sono stati persi dopo 325 secondi di volo e da lì non si hanno avute altre conferme, tanto meno il segnale di separazione della capsula.
La Progress 44P doveva attraccare alla ISS venerdì, dopo un paio di giorni di inseguimento orbitale.
Una commissione d’inchiesta è subito entrata in azione per stabilire in modo preciso le cause del disastro e per confermare l’affidabilità dei vettori: principalmente per chiarire se possano esserci eventuali rischi per gli equipaggi che utilizzano un vettore molto simile a quello che oggi ha fallito il lancio. In caso di rinvii nel prossimo lancio previsto per il 21 settembre, verrà anche ritardato di conseguenza anche il rientro dell’equipaggio precedente, attualmente ancora previsto per l’8 settembre. E questo è il punto dolente della situazione attuale: un solo vettore disponibile per raggiungere la ISS, ma con questo fallimento, non c’è più modo di arrivarci finché non si trova una spiegazione ed una eventuale soluzione al problema.Queste sono le statistiche con cui dovrà fare i conti l’astronautica:
- Primo fallimento Progress verso la ISS
- Primo fallimento su 116 di una missione verso la ISS
- Primo fallimento in assoluto di un cargo Progress dal 1978 (135 missioni)
P.S.: dopo tutte le accuse di scarsa sicurezza verso lo Shuttle e la conseguente chiusura del programma, il primo lancio Soyuz/Progress del dopo-Shuttle fallisce… sembra una beffa…

martedì 23 agosto 2011

PREPARATIVI PER DRAGON


Proseguono i preparativi per il lancio del primo veicolo privato che dovrà raggiungere la ISS. Mentre a Cape Canaveral si testa il caricamento dei propellenti a bordo del Falcon 9, la capsula Dragon sta per affrontare i test nella camera termovuoto nella sede SpaceX di Hawthorne, in California. Se tutto andrà secondo i piani, il lancio avverrà il 30 novembre prevedendo un arrivo della capsula alla Stazione per il 9 dicembre, quando il braccio meccanico la raccoglierà e la aggancerà al complesso orbitale. Resterà così alcune settimane attraccata, dopodiché effettuerà un rientro controllato e grazie al suo scudo termico ammarerà nel Pacifico dove verrà recuperata.

I 2 MAGNIFICI


Discovery e Endeavour sono stati spostati fra VAB e Orbiter Processing Facility e si è così verificata una curiosa situazione in cui le due navette si sono incrociate sulle strade nei pressi del VAB. I due velivoli, ormai menomati di molte parti necessarie per il volo, hanno così preso parte ad un surreale balletto in cui ci si poteva chiedere chi avesse la precedenza.
La preparazione per l’esposizione nei musei prosegue quindi secondo i programmi e Discovery sarà il primo a lasciare il KSC la prossima primavera alla volta dello Smithsonian di Washington.

giovedì 28 luglio 2011

Un asteroide fa compagnia alla Terra da 10mila anni

Si chiama 2010 TK7 ed è un troiano. Tranquilli, questa volta non si tratta di una strategia di invasione tra popoli, né di un virus che minaccia i nostri computer. Il nuovo arrivato è un asteroide del diametro di 300 metri che si è 'agganciato' all'orbita terrestre, condividendo con il nostro pianeta il moto di rivoluzione intorno al Sole. "Nuovo" per modo di dire: sono passati almeno 10mila anni dall'inizio del nostro viaggio con TK7, ma gli astronomi lo hanno individuato solo da poco.Con il termine troiano, gli astronomi indicano quindi un corpo celeste che condivide con un pianeta l’orbita. La scoperta del nuovo asteroide ha dato un certo lustro alla nostra Terra, che può ora vantare un compagno troiano alla pari di quelli che seguono Giove, Marte e Nettuno. Ad individuare TK7 è stato un gruppo di astronomi guidati da Martin Connors, dell’Athabasca University, che hanno analizzato a lungo i dati forniti da Wise (Wide-field Infrared Survey Explorer), il satellite infrarosso targato Nasa. I primi sospetti sono stati poi confermati da osservazioni con telescopi ottici da terra. Si è scoperto, così, che il troiano avanza lungo l'orbita della Terra precedendola di due mesi. Le oscillazioni dell'asteroide infatti sono legate strettamente ad una coordinata dello Spazio ben precisa, chiamata punto lagrangiano L4. Questo significa che TK7 ha raggiunto una situazione di quasi-stabilità, in cui si mantiene sempre entro un certo intervallo di distanza dal nostro pianeta. I catastrofisti si mettano l'animo in pace, significa che non c'è nessun rischio di tamponamento: il troiano non si avvicinerà mai a più di 24 milioni di km da casa nostra nei prossimi 100 anni almeno. “Tuttavia, TK7 è un troiano solo temporaneo”, ha spiegato Giovanni Valsecchi, astronomo dell’ Inaf (Istituto Nazionale di Astrofisica), “e in questo è differente, per esempio, dai troiani di Giove. Questi ultimi, infatti, sono in buona parte su orbite sostanzialmente stabili, parliamo di tempi scala nell’ordine della vita del Sistema Solare. L’oggetto appena scoperto, invece, è su un’orbita attualmente di tipo troiano, ma instabile». Vuol dire che il nuovo compagno della Terra non sarà sempre fedele al nostro pianeta. Prima o poi abbandonerà la sua orbita, anche se non è ancora ben chiaro quando. Le previsioni degli astronomi si fermano intorno all'anno 9000 che, tutto sommato, non è proprio dietro l'angolo. Insomma, c'è ancora parecchia strada da fare insieme.

Risolto il mistero della pioggia su Saturno


Se piove è tutta colpa della luna. Almeno così vale per Encelado, il sesto per grandezza dei numerosi satelliti che orbitano intorno a Saturno, il gigante con gli anelli. Fino a poco tempo fa gli astronomi ci avrebbero riso sopra, pensando che fosse una bella storia di fantasia. Poi, nel 1997, hanno scoperto che nell'atmosfera superficiale del pianeta vi erano delle inspiegabili tracce d'acqua. Ironia della sorte, per trovare l'origine delle gocce aliene bastava alzare gli occhi al cielo. A risolvere il mistero lungo 14 anni sono state le immagini catturate dal telescopio spaziale Herschel. Il suo occhio a infrarossi ha notato per la prima volta una sottile nuvola trasparente di vapor d'acqua che si riversava dalla luna ghiacciata direttamente su Saturno, mescolandosi con la sua atmosfera. Insieme alla notizia, pubblicata dall' Agenzia spaziale europea (Esa), sono arrivate anche le immagini della Nasa che mostrano la precisa origine della pioggia spaziale. Il merito della scoperta va anche alla sonda Cassini, che ha individuato gli sbuffi di alcuni grandi geyser lunari dal polo sud di Encelado, l'area geologica più tumultuosa di tutto il satellite. Da quattro enormi fessure a forma di bande tigrate (130 km di lunghezza per 2 di larghezza) emergono getti di vapore che espellono ogni secondo circa 250 kg di vapor acqueo. Circa il 3-5% dell'acqua espulsa all'esterno viene attirata verso Saturno, circondandolo con una vera e propria nube che forma un anello cinque volte più esteso del diametro planetario.
Gran parte dell'aureola di vapore si disperde nello spazio, ma la percentuale rimasta è sufficiente a far cadere una sottile pioggia sul vicino Saturno e sulle altre lune che si trovano a incrociare l'orbita dell'anello. Precipitando attraverso l'atmosfera del pianeta, le gocce spaziali riescono a raggiungere persino i livelli più bassi della sua atmosfera, dove condensano in piccole nuvole ormai invisibili ai telescopi.

venerdì 2 aprile 2010

PREPARAZIONE LANCIO STS-131



Manca poco ormai alla partenza dello Space Shuttle Discovery missione STS-131 verso la Stazione Spaziale Internazionale.
Questa bellissima foto scattata durante il Roll Out della navetta americana, il trasferimento dal Hangar (VAB Vechicle Assembly Builing, il quarto edificio più grande al mondo come volume) nella rampa di Lancio (Launch Pad 39-A) del Kennedy Space Center.
L' appuntamento è previsto per il giorno Lunedi 5 Aprile 2010 alle ore 12:20 ora italiana. Al momento le previsioni meteo danno una probabilità del lancio del 80%.
Vi ricordo che potete seguire il lancio in direttta sul sito della NASA TV.

venerdì 19 marzo 2010

STS 131 IN PARTENZA VERSO ISS

A causa delle temperature molto basse al Kennedy Space Center, è stato deciso di rinviare il trasferimento nel VAB dello Shuttle Discovery che dovrà eseguire la Missione STS-131 con il MPLM Leonardo.Attualmente la data più probabile per lo spostamento è il 22 febbraio, con almeno 10 giorni di ritardo. La precedente data prevista per il lancio era il 18 marzo, e a causa di questo inconveniente dovrebbe passare al 25-28 marzo. Data la partenza prevista di una Soyuz per il 2 aprile, e ferma restando la norma che impedisce che qualsiasi veicolo si avvicini o si allontani durante il periodo di ormeggio di uno Shuttle, la STS-131 è costretta a spostarsi al dopo attracco della Soyuz alla ISS.La nuova data prevista è il 5 aprile, Lunedì dell'Angelo. Dato inoltre che ogni giorno di ritardo nel decollo comporta un anticipo nella finestra lancio di circa 24 minuti, si avrebbe nuovamente un lancio notturno. L'ora prevista è infatti fissata per le 6:27 di mattina locali, 41 minuti prima dell'alba. Per noi sarebbero le 12:27. Tutto il calendario di questa missione avrebbe quindi il seguente svolgimento:* 22 febbraio rollover verso il VAB* 2 marzo rollout verso il pad* 5 marzo prova countdown* 26 marzo Flight Readiness Review* 5 aprile (12:27 CEST) lancio* 18 aprile (6:30 CEST) atterraggio.

lunedì 8 febbraio 2010

SHUTTLE ENDEAVOUR VERSO ISS

Dopo il rinvio di ieri Domenica 7 febbraio ecco che lo Space Shuttle Endeavour missione STS 130 è appena partito dal Launch Pad 39A del Kennedy Space Center. Lancio in perfetto orario, avvenuto alle ore 4:14 am EST (10:14 ita). Spero lo abbiate visto anche voi su NASA TV, i lanci in notturna sono molto spettacolari (guardate il video del lancio in coda al post). Adesso Enadeavour è in viaggio verso la Stazione Spaziale Internazionale dove arriverà tra un paio di giorni. La missione consegna il Nodo 3 (Tranquillity) e la Cupola all'avamposto spaziale. Quello di oggi che avete visto è stato l'ultimo lancio in notturna della navetta spaziale americana. I successivi lanci fino al termine del programma Space shuttle avverranno durante il giorno.

domenica 29 novembre 2009

SHUTTLE ATLANTIS ATTERRATO AL KSC MISSIONE CONCLUSA




E' terminata con l'atterraggio di ieri sera la missione STS-129 per lo Space Shuttle Atlantis ed il suo equipaggio.Con le sue tre passeggiate spaziali la missione appena conclusa ha portato ed installato rifornimenti alla Stazione Spaziale Internazionale per aumentarne l'autonomia in previsione del termine del programma Space Shuttle.Atlantis era decollato dal Launch Pad 39A del Kennedy Space Center in Florida lo scorso 16 novembre e dopo 11 giorni è atterrato sempre al KSC alle 15:44 ora italiana di ieri venerdì 27 novembre 2009. Durante i suoi giorni nello spazio Atlantis ha effettuato 171 orbite intorno alla Terra percorrendo in totale 7.226.176 Km.All'equipaggio dello Shuttle si è aggiunta per il volo di ritorno l'astronauta Nicole Stott che dopo 91 giorni nello spazio è adesso a casa. Questo volo segna anche l'ultima volta che lo Shuttle viene utilizzato per la rotazione di equipaggi della ISS.Lunedì 30 novembre 2009 alle ore 22.00 (ita) si terrà una cerimonia di benvenuto per gli atronauti appena tornati a Terra. LO stream video in diretta verrà trasmesso da NASA TV
http://www.nasa.gov/ntv STS-129 è stata l'ultima missione del 2009 (129° del programma Space Shuttle, 31° missione dell'Orbiter Atlantis e 31° missione Shuttle verso la Stazione Spaziale Internazionale).Il prossimo volo del programma della navetta spaziale americana è previsto per il febbraio 2010, Endeavour STS-130, che porterà sulla Stazione il Node 3 (Tranquillity) e la Cupola. Ma abbiamo tempo per parlarne più diffusamente in futuro.
FONTE: NEWS SPAZIO

QUESTO VIDEO MOSTRA IL RIENTRO DELLA MISSIONE STS 129 DELLO SHUTTLE ATLANTIS VERSO LA TERRA.
FONTE VIDEO YOU TUBE

lunedì 16 novembre 2009

VIDEO STS 129 LANCIO ATLANTIS

QUESTO VIDEO MOSTRA IL LANCIO DELLA MISSIONE STS 129 DELLO SHUTTLE ATLANTIS VERSO LA STAZIONE SPAZIALE INTERNAZIONALE DETTA ISS.

FONTE VIDEO YOU TUBE

sabato 24 ottobre 2009

ASTRONAUTI AMERICANI SU NAVICELLE CINESI


In considerazione del fatto che la iss sarà operativa in ogni caso fino al 2015 e oltre, e che invece gli space shuttle finiranno molto probabilmente la loro storia spaziale a fine 2010, per la nasa si presenta la questione di non poter disporre di un proprio veicolo spaziale per cinque anni (il primo volo con astronauti della orion è in programma per il 2015 e non è detto che vada subito ad attraccare la iss). L’utilizzo delle vecchie ma sempre affidabili soiuz russe sarà ancora una volta fondamentale, ma potrebbero non bastare per la iss ormai pienamente operativa
Ecco perché negli stati uniti si sta pensando alla possibilità di utilizzare un’ altra navicella disponibile per il trasferimento di astronauti in orbita: la shenzhou del programma spaziale cinese.
Il “VASCELLO DIVINO”, che è già stato inviato tre volte in orbita con a bordo i cosmonauti cinesi tramite un razzo vettore lunga marcia 2F, deriva dalla russa soiuz, pur con alcune radicali modifiche; gli basterebbe l’ aggiunta del modulo di attracco universale già applicato alla navicella russa, per andare ad agganciare la stazione spaziale internazionale.
Oltre alla navicella cinese, si pensa di usare la vincitrice del cots (commercial orbital transportation service). Un veicolo navetta che verrà realizzato appositamente per scopi commerciali.
La questione è anche economica: un volo con la shenzhou potrebbe costare meno persino rispetto a un volo con la soiuz russa.
LEROID CHIAO, ex astronauta nasa e veterano di voli shuttle, di origine cinese, ha detto che questa soluzione sarebbe sensata.
Lo spazio è un buon veicolo per la cooperazione mondiale, e la Cina ormai dimostra di essere una nazione spaziale emergente, ma che già compiuto importanti passi avanti.
Bisogna avere una visione globale: procedere da soli è ormai un concetto superato. Per adesso però, nulla di concreto e solo ipotesi, anche perché restano comunque alcune barriere politico-strategiche da superare. Ma le discussioni per una possibile cooperazione in ambito spaziale, a quanto pare proseguiranno in futuro.

ALLA PROSSIMA DE GABRIELE IW6DLY

giovedì 15 ottobre 2009

COMPLETATO IL ROLLOUT ATLANTIS

Completato il rollout, Atlantis si trova ora sul launch pad 39/A pronto per queste ultime settimane di preparazione al lancio. E' previsto per stanotte alle 0114 UTC il lancio del cargo Progress 35P.Partirà dal Cosmodromo di Baikonur quando in Italia saranno le 3:14. Le immagini di Hubble hanno 'promosso' l'asteroide Pallas a protopianeta.La superficie non uniforme, con la possibilità che siano presenti crateri da impatto, la forma tondeggiante e comunque la possibilità che sia una struttura dinamica lo fa assomigliare più ad un quasi-pianeta che ad un grosso sasso misto a ghiaccio.
Martedì scorso la band degli U2 ha fatto il CAPCOM per la ISS. Come si vede nella foto qui allegata (Fonte: U2), Bono e The Edge si sono accomodati alla postazione del CAPsule COMmunicator e si sono intrattenuti con l'equipaggio della Stazione Spaziale. Oltre all'ISS Mission Control Center hanno visitato anche le altre installazioni del Johnson Space Center di Houston.
FONTE: ASTROWORLD

sabato 26 settembre 2009

ALLA RICERCA DELLE GALASSIE ANTIMATERIA


Il programma dello Shuttle è agli sgoccioli. Rimane solo una mezza dozzina di missioni, che serviranno per apportare gli ultimi ritocchi alla Stazione Spaziale Internazionale (ISS), completando dodici anni di edilizia in orbita senza precedenti. Ma rimane ancora una cosa importante da fare. Nel 2008 il Congresso americano ha approvato il lancio di una ulteriore missione dello Shuttle, previsto per il 2010, alla caccia di galassie di antimateria. Lo Shuttle trasporterà sulla ISS un dispositivo chiamato Spettrometro Magnetico Alfa (AMS), un rilevatore di raggi cosmici da un miliardo e mezzo di dollari.
Oltre a rilevare lontane galassie composte esclusivamente di antimateria, l’AMS verificherà anche le attuali teorie principali sulla materia oscura, una sostanza invisibile e misteriosa che costituisce l’83% della materia dell’Universo. Cercherà inoltre gli strangelet [particelle di materia strana], una forma teorica di materia ultramassiva contenente i cosiddetti strange quark [quark strani]. Conoscere meglio gli strangelet sarà utile agli scienziati nello studio dei microquasar e permetterà di accertare l’esistenza di piccoli buchi neri primordiali in evaporazione.
La presenza di tutti questi fenomeni esotici può essere tradita dai raggi cosmici ad altissima energia che emettono – particelle che l’AMS è abilissimo a rilevare.
“Per la prima volta, l’AMS misurerà con altissima precisione raggi cosmici ad elevata energia” spiega il premio Nobel Samuel Ting, fisico al Massachusetts Institute of Technology, che ha concepito l’idea dello AMS e ne ha guidato la realizzazione dal 1995.
Galassie di antimateria, materia oscura, strangelet — sono solo i fenomeni che gli scienziati già conoscono. Se la storia insegna, le scoperte più eccitanti saranno fenomeni che nessuno ha ancora immaginato. Proprio come i radiotelescopi e i telescopi all’infrarosso rivelarono eventi cosmici invisibili ai telescopi ottici in uso fin ad allora, l’AMS potrà mostrarci un nuovo volto del cosmo.
“Ci addentreremo in territori mai esplorati,” dice Ting. “Le scoperte possibili sono inimmaginabili”.
Ting ama confrontare l’AMS con gli acceleratori di particelle ad alta energia, come quello del CERN di Ginevra in Svizzera. Questi dispositivi sotterranei non rilevano i raggi cosmici che sfrecciano a elevatissime velocità nella galassia, ma producono loro stessi particelle utilizzando un’enorme quantità di elettricità. Il CERN e l’AMS applicano essenzialmente lo stesso trucco per studiare le particelle: un intenso campo magnetico per defletterle, e lastre di silicone e altri sensori all’interno dei rilevatori per seguirne le traiettorie curvilinee. Da questi sensori fuoriescono terabyte su terabyte di dati, che vengono fagocitati da supercomputer al fine di determinare massa, energia e carica elettrica di ogni particella. Il supercomputer è una delle ragioni per cui l’AMS deve essere installato sulla Stazione Spaziale Internazionale, invece di essere lanciato come satellite a se stante. L’AMS genererà una quantità di dati troppo grande per essere trasmessa sulla terra, pertanto dovrà portarsi dietro un computer con 650 CPU per elaborare le informazioni in orbita. In parte a causa di questo computer gigante, l’AMS necessita di 2,5 kilowatt di energia — molto più di quanto possano fornire i pannelli solari normalmente usati per i satelliti, ma certamente non troppo per i 100 kilowatt disponibili sulla ISS. In pratica, l’AMS è un rilevatore di particelle multiuso trasportato nello spazio,” afferma Ting.Esistono tuttavia due importanti differenze tra l’AMS e gli acceleratori di particelle sotterranei. In primo luogo, l’AMS capterà particelle, come nuclei pesanti, con livelli di energia molto più elevati di quanto possano gestire gli acceleratori. L’acceleratore di particelle più potente del mondo, il Large Hadron Collider del CERN, può far scontrare particelle con una energia combinata di circa 7 tera-elettronvolt (TeV, una unità di misura dell’energia comunemente usata nella fisica delle particelle). I raggi cosmici invece possono avere un’energia di 100 milioni di TeV o più. L’altra importante differenza consiste nel fatto che gli acceleratori producono collisioni tra le particelle per studiarle, mentre l’AMS analizzerà particelle provenienti dallo spazio profondo per conoscere meglio il cosmo.
Ad esempio, un mistero che da tempo assilla i cosmologi è il caso dell’antimateria mancante. Secondo i migliori modelli fisici attuali, il Big Bang dovrebbe aver prodotto antimateria in quantità identica alla materia. Allora dov’è finita tutta l’antimateria? Non può essere vicina a noi, perché se così fosse vedremmo emissioni di brillanti Raggi X ogni volta che l’antimateria e la materia vengono a contatto, annichilandosi. Una spiegazione possibile è che esistano remote galassie costituite interamente da antimateria. Poiché l’antimateria non ha un aspetto diverso dalla materia ordinaria, gli astronomi non sarebbero in grado di dire se una galassia lontana sia fatta di materia o antimateria semplicemente osservandola. L’AMS, però, sarebbe in grado di trovare evidenze schiaccianti dell’esistenza di galassie di antimateria; basterebbe che rilevasse anche solo un singolo nucleo di anti-elio o un elemento più pesante di antimateria.
Le collisioni dei raggi cosmici nei pressi della Terra possono, in effetti, generare particelle di antimateria, tuttavia le probabilità che queste collisioni producano un nucleo di anti-elio sono così insignificanti che il ritrovamento di anche solo un nucleo di anti-elio sarebbe altamente indicativo della esistenza di una regione remota dell’universo dominata da antimateria, dalla quale il nucleo sarebbe arrivato fino a noi. Altri strumenti, come il satellite italiano PAMELA, si sono messi alla caccia dei nuclei di anti-elio, ma nessuno di loro è sufficientemente sensibile per poter escludere l’esistenza di galassie di antimateria. L’AMS ha infatti una capacità di raccolta di particelle 200 volte superiore a qualsiasi dispositivo finora utilizzato. Secondo Ting, se l’AMS non capterà neanche un nucleo di anti-elio, ciò significherà che non esistono galassie di anti-materia nel giro di circa 1000 megaparsec — che è come dire, fino ai limiti dell’Universo osservabile.
Un altro mistero che l’AMS aiuterà a risolvere è la natura della materia oscura. Gli scienziati sanno che l’Universo è composto per lo più di materia oscura invisibile, e non di materia ordinaria, ma nessuno sa che cosa sia. Secondo una delle teorie principali, la materia oscura sarebbe costituita da particelle dette neutralini. Poiché le collisioni tra i neutralini dovrebbero generare grandi quantità di positroni ad alta energia, se l’AMS rilevasse un eccesso di positroni energetici potrebbe dimostrare che la materia oscura è davvero composta da neutralini.“Finalmente potremmo apprendere di cosa è fatta la materia oscura,” dice Ting.
FONTE: ASTRONOMIA.COM

LA NASA SCEGLIE IL CRATERE PER L' IMPATTO LUNARE


Il satellite della NASA LCROSS sta correndo verso un doppio impatto sulla luna, alle ore 11:30 UTC del 9 ottobre: oggi la NASA ha annunciato dove avverrà esattamente l’impatto. Il cratere-bersaglio si chiama Cabeus A (posto alle coordinate 82.2°S e 39.1°W ed ha un diametro di 48 km). Cabeus A è stato selezionato dopo una vasta ricerca di siti dalle parti del polo Sud lunare dove poter scavare acqua congelata. La selezione di Cabeus A è il risultato di un acceso dibattito all’interno della comunità di scienziati lunari. Abbiamo esaminato gli ultimi dati dagli osservatori a Terra e delle missioni lunari “colleghe” Kaguya, Chandrayaan-1 e LRO” dice Anthony Colaprete, uno dei progettisti della sonda LCROSS e ricercatore presso l’Ames Research Center della NASA. “Il team è in fervida attesa della mole di informazioni che ci fornirà questa missione unica.”
L’LCROSS cercherà il ghiaccio sprofondando la parte superiore del razzo Centaur nelle ombre permanenti di Cabeus A, dove l’acqua potrebbe essere intrappolata in forma congelata. LCROSS poi volerà attraverso la nuvola di materiale proiettato in alto dall’impatto e misurerà le proprietà di questo materiale prima di scontrarsi a sua volta con la superficie lunare.
Il team di LCROSS ha selezionato Cabeus A basandosi su un insieme di circostanze che comprendono l’illuminazione favorevole alla visibilità da Terra della nuvola di residui, in modo che gli astronomi possano osservare molto attentamente l’impatto. Cabeus A inoltre possiede un’alta concentrazione di idrogeno (un costituente dell’acqua, H2O) nonché un terreno in piano, con dolci pendii e assenza di grandi massi.E’ previsto che molti astronomi professionisti osserveranno l’impatto dai loro Osservatori, tra i quali l’Infrared Telescope Facility ed il telescopio Keck nelle Hawaii, gli osservatori Magdalena Ridge ed Apache Ridge nel New Mexico e l’osservatorio MMT in Arizona. Altri spettatori dell’evento saranno il telescopio spaziale Hubble, recentemente rinnovato, e la sonda LRO.
Ma anche gli astrofili dotati di telescopi da 10-12″ possono osservare l’impatto, che però avverrà (ndr guardacaso!) in orario favorevolissimo solamente agli spettatori americani, dato che da noi sarà pieno giorno… (ecco la fase della Luna al momento dell’impatto, catturata da Stellarium)
“I telescopi della campagna osservativa potranno osservare l’evento da differenti punti di vista, usando i tipi diversi di tecniche di misura” dice Jennifer Heldmann, responsabile della campagna di osservazione di LCROSS al centro Ames “Queste osservazioni multiple saranno di complemento ai dati della nave spaziale LCROSS per aiutare a determinare se c’è o no ghiaccio di acqua nel cratere Cabeus A“.
In occasione del briefing dell’11 settembre, Daniel Andrews, Project Manager dell’LCROSS presso l’Ames Center, ha fornito un aggiornamento sullo stato della missione: la nave spaziale è in perfette condizioni ed ha abbastanza combustibile per compiere con successo tutti gli obiettivi della sua missione. Andrews ha inoltre annunciato che la missione LCROSS verrà dedicata alla memoria del famoso giornalista Walter Cronkite, recentemente scomparso, colui che ha da sempre fornito la copertura completa di informazioni sulle missioni della NASA, dall’epoca dei primi programmi spaziali della serie Mercury, fino all’età delle navette spaziali Shuttle.
Il figlio, Chip Cronkite, dice: “Papà sarebbe fiero di partecipare, anche solo con il nome, all’impresa di riportare l’uomo sulla Luna ed oltre”.
“Stiamo aspettando con ansia la data del 9 ottobre ma anche i 14 giorni che rimangono saranno emozionanti!”.
FONTE: ASTRONOMIA.COM

martedì 22 settembre 2009

UN ASTEROIDE PERICOLOSO IN RETROMARCIA




Il sistema solare non smette di sorprendere e di causare grattacapi agli astronomi. L'ultimo caso è quello di un asteroide largo 2-3KM, che gira intorno al sole su un'orbita molto eccentrica e molto inclinata (155°), che percorre quindi all' indietro (rispetto agli altri oggetti del sistema solare) in 4 anni. Non sono rari gli asteroidi con orbite molto inclinate, ma quando l'angolo supera i 90°si è in presenza di una rarità assoluta: un asteroideretrogrado. E non è finita: questo asteroide,scoperto il 29 aprile dalla catalina SKY survey è chiamato 2009 HC82, è un neo (cioè un oggetto che si avvicina alla terra, fino a 3,5 milioni di KM), cosa che lo rende pure pericoloso per il nostro pianeta. Le sue dimensioni sono 4 o 5 volte inferiori a quelle dell' asteroide al quale è stata attribuita la fine dei dinosauri, ma una sua caduta sulla terra provocherebbe comunque notevoli devastazioni a livello mondiale. Le caratteristiche orbitali di 2009 HC82 hanno fatto ipotizzare che si tratti di una cometa "BRUCIATA". Le comete provengono dalla nube di OORT, una regione sferica che racchiude il sistema solare, quindi non limitata al piano dell' ellittica. Questo può spiegare l' orbita bizzarra dell' oggetto: si tratterebbe di una cometa che ha perso tutto il ghiaccio, vaporizzatosi nei passaggi al perielio, e quindi ridotta al solo nucleo roccioso, che continua a orbitare attorno al sole come un asteroide. Alcuni gruppi di astronomi, concordano sul fatto che alcuni asteroidi retrogradi potrebbero essere comete "BRUCIATE". L'orbita del nuovo asteroide è molto simile a quella della cometa di encke, eccetto l'inclinazione, ma soprattutto 2009 HC82 non presenta la tipica coda delle comete. Altre osservazioni sono necessarie prima di trarre una conclusione definitiva, ma gli astronomi pongono un altro interrogativo: perchè questo oggetto non è stato scoperto prima? avrebbe dovuto essere facilmente osservabile nel "2000". Si spera che nelle prossime osservazioni, possano rispondere anche a questa domanda. grazie della vostra attenzione de GABRIELE IW6DLY LE NOTIZIE DI QUESTO ARTICOLO SONO STATE PRESE DALLA RIVISTA "NUOVO ORIONE" E POI RIELABORATE

venerdì 11 settembre 2009

LO SHUTTLE DISCOVERY DURANTE IL RIENTRO


Lo shuttle Discovery sarebbe dovuto rientrare durante la notte, attorno alle 2,40 ma purtroppo
a causa delle cattive condizioni del tempo il rientro sulla Terra è stato rimandato. Con delle notizie flash seguiremo senza soluzione di continuità tutte le fasi dell'atterraggio dello shuttle Discovery.
11 sett 18.01 L'equipaggio del Discovery sta attendendo il "GO" per cominciare la discesa sulla Terra al momento si prevedono 2 possibilità per discendere in Florida e 2 in California. Questo lo schemetto delle possibilità
DEORBITA ATTERRAGGIO
FLORIDA 22.41 23.48FLORIDA 23.17 01.23CALIFORNIA 01.47 02.53CALIFORNIA 03.23 04.28
Queste le 4 finestre previste, dipenderà dal meteo nei due stati americani, che come si può vedere nella cartina qua sotto non presenta nulla di buono. John, iw6atq
11 sett 09.18 La Nasa ha deciso che farà un altro tentativo durante la giornata di oggi di far scendere il Discovery in Florida al Kennedy Space Center. Purtroppo le condizioni meteo non sono delle migliori pertanto si sta prendendo in considerazione la possibilità di far rientrare il Discovery alla base Edwards in California
FONTE CONERORADIOTEAM

martedì 8 settembre 2009

ECCO ALCUNE IMMAGINI DELLO SGANCIO DI ISS







Dalla International Space Station stanno giungendo immagini stupende...
FONTE NASA

LO SHUTTLE STA LASCIANDO ISS


Il Discovery è pronto a lasciare la Stazione Spaziale Internazionale.Dopo le ultime operazioni effettuate, consistenti nel completamento degli spostamenti di materiale fra Stazione, MPLM e Shuttle, si è passati al riposizionamento di 'Leonardo' all'interno della stiva di carico della navetta.Sono poi state sbrigate le ultime formalità e dopo la cerimonia di saluto, l'equipaggio del Discovery è rientrato sul proprio veicolo. I portelli sono stati chiusi e fra poche ore lo Shuttle lascerà la ISS per iniziare il viaggio di rientro a Terra che si concluderà con l'atterraggio al KSC previsto per le 1:05 di venerdì mattina. Ovviamente salvo rinvii per problemi meteo.Dopo l'incontro ravvicinato con un detrito dell'Ariane 5 avuto alcuni giorni fa, sta per arrivare un altro pezzo, l'oggetto orbitale numero 30535, che si avvicinerà alla Stazione circa 13 ore dopo che il Discovery avrà mollato gli ormeggi. Si tratta di un componente di un vettore Fengyun lanciato nel 1999 e con una dimensione di circa 0,05 metri quadrati.
In foto la cerimonia di saluto prima della chiusura dei portelli.
FONTE ASTROWORLD

domenica 6 settembre 2009

COMPLETATA L'ULTIMA PASSEGGIATA DELLA ISS


Completata la terza ed ultima EVA della missione eseguita da Olivas e Fuglesang e durata sette ore ed un minuto.I compiti che dovevano compiere erano, oltre al PAS, anche la sostituzione di un Rate Gyro Assembly e l'installazione di due antenne GPS. L'ultimo compito era quello di iniziare i preparativi per l'arrivo degli ultimi moduli per la stazione (Nodo 3), ma un connettore di un cavo lungo oltre 20 metri non ne ha voluto sapere di inserirsi e quindi è stato lasciato da fare per la prossima attività extraveicolare. Mentre Fuglesang cercava di collegare il connettore incriminato si è anche sganciata la telecamera montata sul suo casco: chi seguiva la EVA ha avuto l'impressione che l'astronauta iniziasse a fare delle acrobazie sull'esterno della ISS. Dato che si erano sganciate anche le luci montate sul casco poteva diventare un problema rientrare, ma visto che la EVA era praticamente terminata, ha fatto in tempo a rientrare nel Quest.Il trasferimento delle attrezzature fra Orbiter, Stazione e MPLM è al 61%, perfettamente secondo il programma.
FONTE ASTROWORLD

GRANE PER I MOTORI DEGLI SHUTTLE


Brutta sorpresa per il motore numero 2045 che ha volato nella posizione centrale durante la STS-127. Nell'effettuazione di una prova di tenuta il 27 agosto scorso, si è evidenziata una perdita consistente dai microcondotti che avvolgono l'ugello.Questi fasci tubieri si occupano di raffreddare la campana dell'ugello utilizzando l'idrogeno liquido che viene poi consumato dal motore come propellente. Le pressioni in gioco sono molto alte (si parla di 413 bar durante il funzionamento) ma il punto critico pare sia stata la lunga permanenza sul pad per l'Endeavour, cosa che ha causato la formazione di un leggero strato di ruggine sull'esterno delle campane dei motori. Il materiale con cui sono costruite è acciaio nichelato e qualche caso di ossidazione si era già verificato.Mai però come questa volta. Siamo di fronte a centinaia di microfratture che provocano una perdita complessiva che non raggiunge la portata di un singolo tubo, ma che preoccupa la direzione del programma Shuttle.In sostanza sono state rilevate 340 microperdite distribuite sui 1080 tubi che compongono il raffreddamento dell'ugello.Ora ci sono diversi possibili problemi. Il motore 2045 doveva essere preparato per la prossima missione del Discovery, la STS-131 e doveva essere poi pronto per la possibile missione STS-335, la eventuale missione che dovrebbe andare in soccorso della STS-133 nel caso avesse dei problemi in orbita. A questo punto c'è la possibilità che questo motore venga messo fuori servizio, obbligando gli altri ad un lavoro aggiuntivo. Senza considerare che questi problemi di corrosione potrebbero ripetersi obbligando la NASA a mettere fuori servizio anche altri motori.È da evidenziare che il motore ha funzionato alla perfezione durante l'ascesa e che quindi il difetto è potenzialmente innocuo, ma lo è in queste condizioni. Se il danno ai tubi si verificasse in maniera più estesa il comportamento del motore potrebbe risentirne.Una commissione d'investigazione è già al lavoro sul problema.
In foto un impressionante test di funzionamento eseguito sui motori SSME allo Stennis Space Center, in Mississippi.
FONTE ASTROWORLD

sabato 5 settembre 2009

GIORNATA UN PO DA BRIVIDO


Giornata tranquilla quella di ieri, dove l'unico 'brivido' è giunto dal detrito dell'Ariane 5 che è passato a circa 1300m di distanza davanti alla Stazione durante i primi minuti del Flight Day 8. Era comunque previsto e i fatti hanno dimostrato l'accuratezza dei calcoli.Le attività principali sono state, a parte la franchigia dell'equipaggio, una conferenza stampa, la prosecuzione dello spostamento dei materiali fra MPLM e Stazione e la preparazione alla terza ed ultima EVA di oggi.

FONTE ASTROWORLD

venerdì 4 settembre 2009

LA NUOVA PASSEGGIATA SULLO SPAZIO


La seconda 'passeggiata spaziale' effettuata durante il Flight Day 7 è durata sei ore e 39 minutiIl nuovo serbatoio di ammoniaca del peso di oltre 750 kg è stato posizionato sulla struttura della Stazione, mentre quello vuoto è rientrato nella stiva dello Shuttle per rientrare a Terra.I due astronauti, John 'Danny' Olivas e Christer Fuglesang, hanno effettuato le operazioni previste durante questa EVA con un po' di anticipo, tanto da permettergli di anticipare alcuni lavoretti dalla prossima attività extraveicolare.È stato il 132esimo 'spacewalk' eseguito per l'assemblaggio della ISS, il tredicesimo di quest'anno ed il penultimo di questa missione che ne prevede in tutto tre.Sempre Olivas e Fuglesang si occuperanno dell'ultima EVA in programma per il FD9 cioè sabato.Questo volo del Discovery è stato definito dal DAT (Damage Assassment Team) come il volo più 'pulito' dal dopo Columbia e durante il controllo sono state rilevate solo 13 piccole zone che risultano leggermente danneggiate (sono diverse da quando erano a Terra), di cui 9 sono sulla pancia dell'Orbiter e 4 sull'OMS Pod di destra. Non c'è quindi il benché minimo problema.La manovra DAM per evitare i 13 metri quadrati di detrito (era un Sylda di un razzo Ariane 5) non è stata necessaria e il maggior consumo di propellenti subito dalla navetta a causa dei motori vernieri disattivati non ha intaccato più di tanto le riserve dell'Orbiter, tanto da autorizzare, se necessario, un prolungamento della missione di un paio di giorni.
FONTE ASTRO WORLD

I LAVORI SU ISS PROSEGUONO



IL lavoro a bordo prosegue secondo i piani.Questa mattina il 64% del materiale presente in cabina equipaggio era stato trasferito sulla Stazione, mentre il 95% di ciò che andava caricato sul Discovery era già al suo posto.Solo il 18% delle 7,5 tonnellate di materiale presente nel MPLM erano stati scaricati, ma in regime di microgravità è meno impegnativo di quanto possa sembrare.Intanto un detrito proveniente da un vecchio lancio di un Ariane 5 sta mettendo un po' di apprensione nel controllo missione.Si calcola che questo componente (attualmente su un'orbita di 32'000 km x 320 km) possa avvicinarsi al complesso orbitale durante il suo perigeo, che avverrà alle 1505 UTC di venerdì 4 settembre. In quel momento il detrito si dovrebbe trovare ad 11 chilometri dalla ISS, ma alle velocità in gioco su queste orbite si tratta di poco più di un secondo di distanza...Pare comunque che non verrà eseguita nessuna manovra elusiva, anche se la situazione viene monitorata costantemente per intervenire in caso di necessità.L'eventuale reboost verrà eseguito con i motori di manovra dello Shuttle (ovviamente con la complicazione dei Vernier non funzionanti)In foto un saluto da parte di Nicole Stott.
FONTE NASA

mercoledì 29 luglio 2009

ASTRONAUTI ENDEAVOUR GIUNTI ALLA PASSEGGIATA FINALE

Gli astronauti Chris Cassidy e Tom Marshburn, impegnati nella passeggiata finale nello spazio dello shuttle Endeavour, installeranno due videocamere una sul lato anteriore e una su quello posteriore del laboratorio giapponese Kibo per concluderne il montaggio. I due astronauti hanno galleggiato fuori dalla Stazione Spaziale Internazionale un'ora prima del previsto, alle 11.33 (ora di Greenwich). La quinta e ultima ''passeggiata'' dovrebbe durare 6 ore e mezza. Gli astronauti hanno portato pezzi di ricambio e materiale hardware per il laboratorio giapponese Kibo, installato l'anno scorso, il piu' grande modulo della Stazione Spaziale Internazionale. Endeavour tornera' sulla Terra il 31 luglio. Il lancio del prossimo shuttle, Discovery, da parte della Nasa e' previsto per il 18 agosto.
FONTE: VIRGILIO

SHUTTLE ENDEAVOUR LASCIA ISS RIENTRO VENERDI


Cape Canaveral (Florida), 28 lug. (Ap) - Dopo 11 giorni passati in orbita, lo space shuttle "Endeavour" si è staccato dalla Stazione Spaziale Internazionale "Alpha" per iniziare la fase di ritorno verso la Terra: il rientro, condizioni meteo permettendo, è previsto per venerdì.
Gli astronauti hanno completato il montaggio dell'ultimo modulo del laboratorio spaziale giapponese "Kibo", oltre ad aver cambiato gli accumulatori di uno dei pannelli solari e fissate delle parti di ricambio all'esterno della stazione: L'Iss è così completa all'83% e il lavoro rimanente dovrà essere portato a termine nelle prossime sette missioni, che metteranno fine al programma Shuttle.
Da notare che in orbita i due equipaggi sono stati composti da un totale di 13 persone, un record per la presenza umana nello spazio. Un affollamento poco usuale e reso scomodo dal guasto di una delle due toilette di bordo - del costo ciascuna di oltre 15 milioni di dollari - della Iss, riparata dopo tre giorni.
Infine, lo shuttle non sembra aver riportato danni dai frammenti distaccatisi dal serbatoio principale al momento del decollo: un'ulteriore verifica verrà effettuata dall'equipaggio prima della fase di rientro nell'atmosfera. La Nasa ha tuttavia sospeso ogni ulteriore lancio fino a che non saranno state accertate le cause della perdita di materiale, avvenuta in una zona del serbatoio finora mai interessata da un simile problema.

SPACE SHUTTLE ENDEAVOUR SGANCIATO DALLA STAZIONE SPAZIALE INTERNAZIONALE




Lo Space Shuttle Endeavour ha lasciato la Stazione Spaziale Internazionale al termine della missione STS-127 caratterizzata da dopo 11 giorni di attività intensa.L'Undocking è avvenuto alle ore 19:26 di ieri 28 luglio 2009. Dopo l'ormai consueto fly-around intorno alla Stazione, l'orbiter si è allontanato.Gli astronauti a bordo dello Shuttle controlleranno ancora una volta lo scudo termico in previsione dell'atterraggio di venerdì prossimo.Indicazioni che la protezione termica di Endeavour era OK per il ritorno a casa erano già state date in precedenza dal controllo a Terra. Quest'ultima verifica ha lo scopo di controllare che non ci siano stati danni - magari da impatto con micrometeoriti - durante il peridodo di tempo in cui lo Shuttle è rimasto agganciato alla Stazione.L'immagine mostra il nuovo look della ISS dopo il montaggio della Japanese Exposed Facility (JEF) dei giorni scorsi.

FONTE: NEWS SPAZIO